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Molti aspirano a unirsi alle nostre chiese in India, attratti dal fervore dell'ospitalità e dalla generosità che dimorano tra noi. Tuttavia, se non agiremo con il dovuto discernimento per allontanare tempestivamente chi è mosso da tali intenti, ben presto ogni indigente in India cercherà rifugio nelle nostre chiese, regalandoci una “crescita ecclesiale” tanto prodigiosa quanto illusoria!! Otterremmo così dei “convertiti” il cui interesse è rivolto al denaro, e non la rettitudine.

Per molti lavoratori Cristiani a tempo pieno in India oggi, “servire il Signore” è diventata una professione e non una chiamata. Molti hanno trovato la prosperità materiale unendosi alla Chiesa; se tale benessere fosse il frutto dell'onore che Dio riserva a una vita improntata alla rettitudine, sarebbe un giusto coronamento. Ma se la loro ricchezza scaturisce unicamente dai contatti facoltosi acquisiti dentro la chiesa, allora hanno fallito totalmente la volontà divina: poiché il Cristianesimo non è un sentiero volto al profitto finanziario

La Chiesa è un posto per sacrificarsi e dare – non un posto per profitto e guadagno. È una triste realtà che molti “lavoratori Cristiani” in India oggi, guadagnano da cinque a dieci volte di più di quello che avrebbero guadagnato in un lavoro secolare. Molti “lavoratori Cristiani” non hanno mai lavorato un solo giorno in un lavoro secolare. Gesù non chiamò mai nessuno a essere Suo apostolo che non stesse già lavorando in un lavoro secolare. Il lavoro cristiano è diventato una fonte di immenso profitto per molti in India oggi. I non cristiani li guardano e dicono: “Questa persona è diventata un lavoratore cristiano a tempo pieno per fare soldi”. E hanno ragione! Come chiuderemo le loro bocche? Solo quando gli operai Cristiani potranno dimostrare che avrebbero potuto guadagnare più soldi in un lavoro secolare rispetto a quanto ricevono nel lavoro Cristiano.

Nel capitolo 5 degli Atti degli Apostoli, in un momento in cui tutti vendevano le loro proprietà e davano il ricavato agli apostoli affinché lo distribuissero ai poveri, Anania e Saffira pensarono: “Come possiamo apparire spirituali pur conservando il nostro denaro?”. Così, quando vendettero la loro terra, non diedero tutto il ricavato. Il loro peccato non fu quello di non aver dato tutto il loro denaro. Dio ama chi dona con gioia e non vuole il denaro di nessuno. Pietro disse ad Anania: “Quando la tua terra non era stata venduta, potevi farne ciò che volevi. E anche dopo che era stata venduta, il denaro era tuo. Ma perché dici una bugia?” (Atti degli Apostoli 5:4). Il peccato di Anania era l'ipocrisia: fingere di essere sincero. Se avesse detto: “Abbiamo venduto quella terra per 50.000 rupie. Ma riteniamo di dover dare solo il 20% di quella somma. Vogliamo tenere il resto per le nostre necessità. Quindi ecco 10.000 rupie”, Pietro avrebbe benedetto Anania e lui e sua moglie sarebbero rimasti in vita. Anania non disse nulla. Disse una bugia senza aprire bocca, semplicemente mettendosi in fila con tutte le altre persone sincere. Ma Pietro era un uomo perspicace. Sia Anania che Saffira furono smascherati da lui e morirono per la loro ipocrisia.

Perché Dio non agisce così oggi? Perché allora rimarrebbero in vita pochissime persone nelle chiese! Anania e Saffira si trovavano nel mezzo di una Chiesa molto pura e potente – ed è per questo che morirono. Se fossero stati in qualche chiesa morta e carnale (come quella di Corinto), avrebbero potuto persino esserne gli anziani. È pericoloso unirsi a una chiesa che sta avanzando verso la perfezione, se sei orgoglioso e ipocrita. Dio ti colpirà e ti rimuoverà dal loro mezzo, in un modo o nell'altro. Ma non ci sono molte chiese così oggigiorno. Quindi sopravvivrai nella maggior parte delle chiese oggi. Se vuoi restare vivo ed essere orgoglioso e ipocrita, allora scegli una chiesa morta a cui unirti.