Scritto da: :   Zac Poonen Categorie :   La Chiesa Discepolo
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Nel Vangelo secondo Matteo 5:42 leggiamo, “Dà a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle”. A volte riusciamo a comprendere meglio le cose confrontando un passo delle Scritture con un altro; pertanto, per comprendere al meglio questo versetto, dobbiamo esaminare un passo parallelo. Gesù disse nel Vangelo secondo Luca 6:35, “Prestate senza sperarne nulla”.

Ricordo che una volta un fratello venne da me dicendomi di aver prestato tremila rupie a un altro fratello, il quale gli aveva promesso di restituirgliele. Era passato molto tempo e lui non gliele aveva ancora restituite. Dissi a quel fratello che era lui ad aver disobbedito alla Scrittura, perché la Scrittura dice di “prestare senza aspettarsi nulla in cambio”. Se prestate aspettandovi di ricevere qualcosa in cambio, che merito ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per ricevere indietro la stessa somma (Vangelo secondo Luca 6:34). Ma quando prestate come credente, dovete comportarvi diversamente: non aspettatevi nulla in cambio.

Ciò che Gesù intendeva dire era che dovreste prestare solo una somma di denaro che potete considerare come un dono. Quindi, ho detto a questo fratello che probabilmente non avrebbe dovuto prestare a quell’altro fratello tremila rupie quando gliele aveva chieste. Avrebbe dovuto rispondere: “Mi dispiace, non posso permettermi di darti tremila rupie, ma posso darti 500”. In altre parole, prestate solo la somma di denaro che siete disposti a non rivedere mai più. Consideratela un dono, e se non ve la restituisce, pazienza. Ma se non l’avete fatto, allora avete disobbedito alla Scrittura. Dobbiamo comprendere lo spirito che sta dietro a queste cose.

Cosa intendeva Gesù quando disse: “Non voltare le spalle a chi vuole chiederti un prestito”? Quando ero un giovane Cristiano, guadagnavo molto come ufficiale della marina (molto più di quanto mi servisse) e avevo denaro in abbondanza. Nella chiesa c’era un fratello più povero che lo sapeva e veniva da me a chiedermi di prestargli dei soldi. Gli chiesi quanto volesse e lui accettò di restituirmeli entro un mese. Arrivò il mese successivo e lui venne da me dicendomi che non era ancora in grado di restituire ciò che aveva preso in prestito e mi chiese altri soldi, così gli diedi altri soldi. Avevo in mente questo versetto: “Non voltare le spalle a chi vuole prendere in prestito da te”, e continuai a dargli denaro per mesi. Rimasi in silenzio, pensando di obbedire alla Scrittura. Ero un giovane Cristiano appena battezzato e, per quanto ne sapevo, stavo facendo ciò che diceva la Scrittura, ma dopo un po’ questa persona che aveva preso quei soldi si allontanò dalla fede e cadde nell’alcolismo e in altre cattive abitudini. Quando l’ho saputo, gli ho scritto dicendogli che se aveva usato quei soldi per comprare alcolici e per finanziare il regno del diavolo, allora avrebbe fatto meglio a restituirmeli, perché quel denaro doveva essere usato per il regno di Dio. Si è arrabbiato moltissimo con me e ha detto che nemmeno le denominazioni ormai morte avanzavano richieste come quelle che stavo facendo io.

E il Signore mi disse di lasciar perdere. Non gli risposi mai e non ricevetti mai indietro quei soldi. Pensai: “Signore, cosa ho sbagliato? Ho obbedito alla Tua Scrittura che diceva: ‘Non respingere chi vuole prendere in prestito da te’”. E il Signore mi insegnò qualcosa che mi ha aiutato in tutti questi quasi 50 anni. Ovvero, che bisogna confrontare una Scrittura con l’altra. Il Signore mi ha mostrato che avevo trattato quei soldi come se fossero miei. Un versetto diceva che devo prestare a chi me lo chiede, ma c’è un altro versetto che dice che nulla di ciò che possiedo mi appartiene: tutto ciò che è sulla terra appartiene al Signore. “Del Signore è la terra e tutto ciò che essa contiene” (Prima Lettera ai Corinzi 10:26). Quindi, quando ricevo uno stipendio che penso sia mio, devo rendermi conto che non è mio; dovrei rinunciarvi. Dovrei darlo al Signore. Anche se incasso lo stipendio il primo del mese e lo trovo sul mio conto in banca, devo dire che non sono soldi miei, ma di Dio.

Un esempio che mi è venuto in mente in quel momento: se qualcuno mi avesse dato 5000 rupie da custodire per poi restituirgliele in seguito, e in quel momento un’altra persona venisse da me dicendomi di aver sentito che avevo 5000 rupie e mi chiedesse di prestargli 3000 rupie, cosa risponderei? Direi: “Mi dispiace, fratello; quei soldi non sono miei, ma di qualcun altro. Mi ha solo chiesto di custodirli per lui. Lascia che glielo chieda e, se mi permette di darteli, allora te li darò”. Non sarebbe forse il modo giusto di gestire questa situazione, visto che non si tratta dei miei soldi? Se avessi considerato il mio stipendio come denaro del Signore, non l’avrei dato via con tanta facilità come ho fatto. Quando quel fratello è venuto a chiedermi un prestito, avrei detto: “Sì, va bene; è giusto che io presti a chi è nel bisogno, ma lasciami andare a chiedere a Colui a cui appartiene il denaro (in questo caso, il Signore). Avrei portato la questione al Signore e avrei detto: ‘Signore, vuoi che li dia a questa persona?’” E forse il Signore avrebbe detto di sì o di no.

Dio parla; è un Dio vivente. Forse la prima volta avrebbe detto di sì, e la seconda volta probabilmente avrebbe detto di no, ma non ho aspettato di ascoltare. Mi sono attenuto alla lettera della legge e sono finito in schiavitù, ma sono molto felice di aver imparato molto presto nella mia vita una lezione su come obbedire alla Scrittura: “è scritto” e “è anche scritto”. Ho bisogno di confrontare una Scrittura con l’altra per riuscire a comprendere. Sono disposto a prestare a chiunque me lo chieda oggi, proprio come dice qui. Ma voglio anche riconoscere che tutto ciò che possiedo appartiene al Signore; quindi non posso darlo via senza chiedere al Signore, ed è proprio questo che ho fatto in seguito quando le persone sono venute da me a chiedermi denaro. Ora dico: “Lasciami consultare il Signore; se avrò libertà nel mio spirito, te lo darò”. E ci sono volte in cui ho dato e non l’ho mai riavuto indietro, e ci sono volte in cui non ho dato perché il Signore non mi ha dato la libertà di farlo, ma il mio cuore era disposto a farlo.

Questo è un esempio di come dobbiamo comprendere lo spirito con cui Gesù ha detto tutte queste cose. Non significa che dobbiamo permettere agli altri di trattarci come zerbini. Il principio è che non dobbiamo vendicarci di nessuno e che non dobbiamo desiderare di vendicarci di chi ci ha fatto del male.